RUGBY

Italia, Crowley: "Avrei voluto fare ancora il ct, mi sento vuoto"

L'ex allenatore degli azzurri del rugby: "Durante la mia gestione se penso al ranking, anche se per me non è un’indicatore assoluto, siamo passati dal 14esimo all’11esimo posto".

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L'ormai ex ct dell'Italia del rugby Crowley, a Sky Sport, ha voluto fare il punto sulla sua esperienza in azzurro: “La squadra ha sviluppato uno stile di gioco, che non so se continuerà, ma questa non è una mia decisione. Abbiamo ritrovato il pubblico e offerto alcune buone prestazioni. Durante la mia gestione se penso al ranking, anche se per me non è un’indicatore assoluto, siamo passati dal 14esimo all’11esimo posto. Abbiamo lavorato tanto in campo, ma anche fuori dal campo su tutti quegli aspetti che riguardano la preparazione alle partite e questo devo dire che è stato fatto in maniera stupenda. I giocatori hanno imparato a gestirsi prendendosi le loro responsabilità”.

“Le vittorie contro Samoa e Australia sono arrivate dopo prestazioni ottime - continua Crowley -, e la vittoria del 2022 contro il Galles è stata molto positiva. Il Sei Nazioni 2023 per me è stato positivo dal punto di vista del gioco, avremmo potuto portare a casa qualche vittoria. Inizialmente c’era poca autostima, legata anche alle polemiche sulla questione dell’Italia all’interno del 6 Nazioni. Dovevamo recuperare rispetto e credibilità e credo che quello sia stato fatto. Sono consapevole del fatto che i ko contro Nuova Zelanda e Francia abbiano diminuito le ultime due cose, ma non possono determinare tutto quello che è stato fatto”.

Infine, Crowley ha ammesso: “Non lo nascondo, avrei voluto lavorare con i ragazzi e se ci penso mi sento vuoto, anche perché tanti di loro arriveranno ad avere 50-60 caps a livello internazionale e questo potrà voler dire solo una cosa: migliorare in vista del 2027 e del 2031. Lavorare su potenza, esplosività e stazza. Quello che abbiamo visto alla Rugby World Cup dai top teams. Se penso alle nostre gare contro Nuova Zelanda e Francia, vedo una squadra che ha fatto tanta fatica a limitare i drive rivali e se guardiamo a formazioni come l’Irlanda e il Sudafrica, in particolare, queste spesso operano sostituzioni nelle quali l’asticella non si abbassa minimamente. Noi abbiamo seguito una strada, abbiamo giocato un rugby adattato alle nostre caratteristiche, ma ai Mondiali il livello si alza ulteriormente quando la posta in palio è “do or die” e questi standard non si trovano né nello URC né spesso nel Sei Nazioni, per questo serve accumulare esperienza”.

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